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Perché allora nominare gli stabilimenti di Termini Imerese e Portovesme, quando i posti di lavoro persi in un anno sono oltre 300mila e ci sono altre migliaia di lavoratori in bilico’

Se adesso il Papa avverte l’urgenza di un nuovo richiamo così forte e circostanziato, in sintonia con quello della Conferenza episcopale italiana di qualche giorno prima, crediamo sia perché in quelle due vertenze ‒ nel legame con due territori piagati dalla disoccupazione ‒ vede l’esplicitarsi di uno snodo fondamentale, già illuminato nell’enciclica Caritas in veritate: la centralità dell’uomo anche nel processo economico e la funzione sociale dell’impresa.

Piuttosto un'”intrapresa” come comunità di uomini e donne, radicata in un territorio, per creare sviluppo e benessere a favore dei singoli e della comunità stessa.Se questo è il modello di nuovo capitalismo che vogliamo costruire senza venir meno ai meccanismi di mercato, alla libera iniziativa, la responsabilità personale e d’impresa diviene il perno centrale dell’agire.

Ma la Fiat può ben sforzarsi di immaginare una diversificazione o promuovere una joint-venture o, perché no, finanziare attraverso la cessione agevolata di personale e impianti la nascita di un nuovo business, senza ricorrere alla scorciatoia della messa in mobilità.

Fonte:
http://www.avvenire.it/Commenti/riccardi+editoriale+papa+lavoro_201002020730528730000.htm

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