Skip navigation

Category Archives: new web

Erano pronti per lo smercio al dettaglio i prodotti spacciati per “Made in Italy”, in realtà di provenienza e origine cinese, scovati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma in un deposito, ubicato…

Come comunicare in sicurezza:
guida pratica per gli attivisti digitaliOgni anno centinaia di attivisti in tutto il mondo affrontano la minaccia del carcere, e spesso delle torture, per comunicare al mondo le violazioni dei diritti umani da parte dei regimi autoritari.

Se in Cina il controllo della Rete è capillare, azioni di monitoraggio si sono viste anche in Egitto, dove il regime di Mubarak aveva istituito un corpo speciale per vigilare sui cyber dissidenti, in Tunisia, e in altri Paesi.

La cosa migliore sarebbe usare un S.O come Ubuntu, che cripta il contenuto disco fisso di default, ed è molto meno soggetto a virus e falle di sicurezza di Windows.

Se si vuole correre il rischio, ricordarsi almeno di usare degli pseudonimi per gli altri attivisti in rubrica, disattivare tutte le applicazioni dello smartphone che usano la geolocalizzazione e di porre l’apparecchio in ‘modalità aeroplano’ quando si partecipa a qualche manifestazione.

Fonte:
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=8840&ID_blog=30&ID_sezione=38

La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Brindisi, proiettili e fiamme per intimidire un appuntato

TORCHIAROLO (BRINDISI) – Sconosciuti hanno appiccato il fuoco alla villetta estiva, a Torre San Gennaro, in agro di Torchiarolo, di proprietà di un appuntato dei carabinieri di San Pietro Vernotico (Brindisi) che svolge però servizio a Brindisi.

E’ il secondo gesto intimidatorio in poco più di un mese nei confronti del militare. A dare l’allarme sabato scorso è stata una pattuglia di carabinieri in perlustrazione nella zona.

Poco più di un mese fa a San Pietro Vernotico vennero sparati alcuni colpi di pistola contro l’auto dello stesso carabiniere, che era parcheggiata in strada. In quella circostanza le indagini portarono all’arresto di due persone.

Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=324828&IDCategoria=1

«Inizio alle nove a Borgata di Sestriere – racconta il ‘pie’ veloce’ don Mauro – poi alle 10 in punto a La Ruà a Pragelato e alle 11 a Traverses».

Soprattutto in alta stagione quando le piazze e le vie sono stracolme di macchine degli sciatori o di coloro che si recano al mercato domenicale.

Distanze da percorre, per forza con l’auto, dati i tempi strettissimi: otto i chilometri tra la chiesa di Borgata e il capoluogo pragelatese e tre e mezzo per raggiungere la frazione di Traverses.

Meglio, perché prima della Messa riesco a parlare di più con i fedeli di Usseaux che incontro solo alla domenica».

Fonte:
http://www.ecodelchisone.it/articoli/articolo.asp?id=30345

«Bisogna mangiare più verdura». Nell’arco di una giornata ci sono almeno 4-5 persone che te lo ripetono come se fosse un disco rotto di Luca Sardella: dall’amico che stravede per i finocchi, al dietologo che prescrive solo melanzane; dalla collega di lavoro con un debole per le carote, all’amante che va pazza per le zucchine. Poi cavolfiori, pomodori, scarola, verze, lattughe e chi più ne ha, più ne metta (a dimora). Una preghiera: piantatela. Ma è qui il vero problema: piantare ortaggi sul terrazzo di casa equivale a coltivare datteri in Alaska. Tuttavia i nostri connazionali la passione dell’orto domiciliare ce l’hanno eccome; peccato che le avverse condizioni metropolitane («il logorio della vita moderna» diceva Ernesto Calindri) concorrano a fratturare loro il pollice verde: danni ai quali non può rimediare neppure un Cynar.Secondo la Coldiretti nel Belpaese c’è un 37% dall’anima vegetariana che si dedica al giardinaggio e alla cura di un piccolo terreno dove raccogliere frutta, verdura ed erbe aromatiche; del resto è risaputo che nessuno al mondo sa coltivare il proprio orticello quanto noi italiani… Il motivo di tanto pathos ortofrutticolo? Gli esperti tirano in ballo – anzi, «mettono in campo» – fertili concetti come misura antistress, gratificazione personale e risparmio economico.Eccole due paroline interessanti: «risparmio economico». Si fa presto a dire «bisogna consumare più verdure»; poi, infatti, vai al mercato e ti accorgi che, con i prezzi correnti, non puoi appena permetterti un mazzo di rucola.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=338276

Sorrisi? Sì e tanti tra George Bush e Barack Obama, davanti ai fotografi. Ma nell’intimità dello Studio Ovale anche molta tensione. Per colpa della General Motors, della Ford e della Chrysler. Esauriti i convenevoli, il presidente eletto è andato subito al punto chiedendo un sì deciso al piano urgente di sostegno all’industria automobilistica americana, che è sull’orlo del collasso. Ma la risposta non è stata quella desiderata.«Vuoi altri aiuti?», ha osservato l’attuale capo della Casa Bianca. «Bene, ma in cambio i democratici, in maggioranza al Congresso, devono revocare l’opposizione all’accordo di libero scambio con la Colombia». Un baratto, insomma. Bush da tempo tiene moltissimo a quell’intesa commerciale, che però i democratici rifiutano, con altrettanta convinzione. «Il regime di Bogotà calpesta i diritti umani e quelli sindacali, come può beneficiare di accordi doganali privilegiati con gli Usa?», osserva la solita fonte anonima che aggiunge: non è solo Obama a pensarla così, il partito è schierato con lui.Partita chiusa insomma. O forse no, perché nessuno può permettersi di far fallire l’industria automobilistica americana. E allora la guerra si trasferisce sui media. Gli uomini di Obama lunedì sera hanno passato la notizia dello screzio al New York Times e ieri mattina il portavoce di Barack, Robert Gibbs, l’ha confermata pubblicamente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305377