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Concatenazione variabili con testo

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Perché allora nominare gli stabilimenti di Termini Imerese e Portovesme, quando i posti di lavoro persi in un anno sono oltre 300mila e ci sono altre migliaia di lavoratori in bilico’

Se adesso il Papa avverte l’urgenza di un nuovo richiamo così forte e circostanziato, in sintonia con quello della Conferenza episcopale italiana di qualche giorno prima, crediamo sia perché in quelle due vertenze ‒ nel legame con due territori piagati dalla disoccupazione ‒ vede l’esplicitarsi di uno snodo fondamentale, già illuminato nell’enciclica Caritas in veritate: la centralità dell’uomo anche nel processo economico e la funzione sociale dell’impresa.

Piuttosto un'”intrapresa” come comunità di uomini e donne, radicata in un territorio, per creare sviluppo e benessere a favore dei singoli e della comunità stessa.Se questo è il modello di nuovo capitalismo che vogliamo costruire senza venir meno ai meccanismi di mercato, alla libera iniziativa, la responsabilità personale e d’impresa diviene il perno centrale dell’agire.

Ma la Fiat può ben sforzarsi di immaginare una diversificazione o promuovere una joint-venture o, perché no, finanziare attraverso la cessione agevolata di personale e impianti la nascita di un nuovo business, senza ricorrere alla scorciatoia della messa in mobilità.

Fonte:
http://www.avvenire.it/Commenti/riccardi+editoriale+papa+lavoro_201002020730528730000.htm

Sorrisi? Sì e tanti tra George Bush e Barack Obama, davanti ai fotografi. Ma nell’intimità dello Studio Ovale anche molta tensione. Per colpa della General Motors, della Ford e della Chrysler. Esauriti i convenevoli, il presidente eletto è andato subito al punto chiedendo un sì deciso al piano urgente di sostegno all’industria automobilistica americana, che è sull’orlo del collasso. Ma la risposta non è stata quella desiderata.«Vuoi altri aiuti?», ha osservato l’attuale capo della Casa Bianca. «Bene, ma in cambio i democratici, in maggioranza al Congresso, devono revocare l’opposizione all’accordo di libero scambio con la Colombia». Un baratto, insomma. Bush da tempo tiene moltissimo a quell’intesa commerciale, che però i democratici rifiutano, con altrettanta convinzione. «Il regime di Bogotà calpesta i diritti umani e quelli sindacali, come può beneficiare di accordi doganali privilegiati con gli Usa?», osserva la solita fonte anonima che aggiunge: non è solo Obama a pensarla così, il partito è schierato con lui.Partita chiusa insomma. O forse no, perché nessuno può permettersi di far fallire l’industria automobilistica americana. E allora la guerra si trasferisce sui media. Gli uomini di Obama lunedì sera hanno passato la notizia dello screzio al New York Times e ieri mattina il portavoce di Barack, Robert Gibbs, l’ha confermata pubblicamente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305377